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SSIS-MANIA C’era una volta, tanto, ma proprio tanto tempo fa, l’insegnante. Una volta era lo sbocco professionale della stragrande maggioranza dei laureati in lettere. Come molti di voi, purtroppo, non sapranno (ecco la necessità di parlarvene!), nella sua storia più recente l’insegnamento veniva “garantito” dall’accesso/frequentazione del laureato (specialistico) ad un istituti regionali formatosi nel 2000 d.C., aventi nome Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Superiore – SSIS per amici e nemici. Nei due anni di SSIS, il laureato acquisiva (e fra un po’ vi spiegheremo perché stiamo usando l’imperfetto) conoscenze di pedagogia necessarie per intraprendere l’insegnamento nelle scuole medie e superiori; una strada cui non si poteva accedere altrimenti. Le SSIS, per l’accesso, richiedevano una laurea specialistica corredata da crediti specifici in determinati ambiti disciplinari, conteggiati in base 6/12. Primo gap: molte facoltà di Lettere in Italia (tra cui Pisa, Siena, Genova) decisero di conteggiare i propri crediti in base 5/10. Gli studenti, una volta laureatisi, erano così costretti a colmare la mancanza di crediti in determinanti ambiti disciplinari re-iscrivendosi all’università, sostenendo esami integrativi (implicanti relativa mole di studio) e pagando una somma di euro 25 “cada credito”. Wonderful! Questa situazione, per la risoluzione della quale il gruppo di Lettere Rosse si è sempre attivato (ad esempio, la raccolta di mille firme nella nostra facoltà , si è ulteriormente aggravata nel Luglio scorso… Il governo, con il decreto 112, ha disposto una serie di misure relative all’università e alla ricerca; una di queste riguarda la graduale eliminazione delle SSIS. Chi vi è già iscritto potrà a termine il suo corso (il cosiddetto IX ciclo), per poi inserirsi nel variegato mondo del precariato. Chi aveva intenzione di iscriversi, tra cui quelli che avevano sostenuto i famosi esami integrativi (con relativa elargizione monetaria), non ne avrà più la possibilità; inoltre, per inserirsi nel mondo dell’insegnamento, è previsto il cosiddetto “blocco del turn over”… in parole povere, dai prossimi anni, perché un neo-laureato diventi insegnante sarà necessario attendere che 5 insegnanti vadano in pensione. UN nuovo insegnante su CINQUE pensionati. Bella roba! Alla fin dei conti, stiamo rischiando davvero di diventare precari già prima di un nostro eventuale inserimento nel mondo del lavoro; complice di ciò i continui cambiamenti normativi e la cattiva informazione (alla quale, come vedete, stiamo già cercando di sopperire). Se volete saperne di più potete venire a trovarci durante i coordinamenti del gruppo (martedì 17.30, p.zzo Ricci, Aula 1). |