Un contributo interessante, offerto da Michele Fortezza in merito all’articolo apparso domenica scorsa su repubblica circa il costo degli studenti!
Le risposte all’imbarazzante articolo sui fuori corso apparso domenica scorsa su Repubblica si sono concentrate su alcuni aspetti molto importanti, come il fatto che i fuori corso generalmente non usufruiscono dei servizi dell’università, non vanno a lezione e spesso pagano più tasse. Oppure il fatto che si ignorino completamente le cause del problema, aggredendo indiscriminatamente una categoria molto eterogenea.
Tuttavia, è stata poco criticata l’incredibile affermazione che gli studenti iscritti ai corsi di laurea costino 7.241 euro a testa all’anno. Ma come è possibile ottenere questa cifra astronomica? Proviamo a capirlo analizzando i dati di bilancio dell’Università di Pisa.
L’Università di Pisa nel 2012 prevede di spendere complessivamente 359 milioni di euro, mentre gli studenti iscritti ai corsi di studio sono 51.643. Con una semplice divisione si arriva a 6.962,74 euro a studente. Il numero citato nell’articolo deve essere stato calcolato all’incirca in questo modo, su scala nazionale. Peccato che questo numero sia completamente privo di senso.
In questo modo si considerano all’interno del costo per studente numerose spese che non hanno alcun rapporto coi corsi di laurea. Ad esempio la retribuzione dei medici specializzandi, che di fatto svolgono il lavoro di medici all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria; il costo delle attività di ricerca, incluse quelle finanziate con fondi esterni e quelli effettuati per conto di imprese private; le borse di studio dei dottorandi e molte altre spese che non sto ad elencare.
In più, stiamo attribuendo interamente ai corsi di laurea tutti i costi generali sostenuti dall’università, come la manutenzione, le bollette, gli abbonamenti a riviste scientifiche, i costi amministrativi. Ma quanti di questi costi derivano dall’attività di ricerca, da master, dottorati o da attività commerciali?
Ci sono anche gli stipendi dei docenti, che secondo la legge Gelmini dovrebbero fare almeno 350 ore annue di attività relative alla didattica, mentre le rimanenti 1150 ore sarebbero dedicate ad attività di altro tipo, a partire dalla ricerca. Oppure dei medici che oltre ad insegnare e fare ricerca lavorano all’ospedale. Anche i costi della sanità sono colpa dei fuori corso?
Proviamo a fare un calcolo più serio: togliamo i costi totalmente indipendenti dall’attività dei corsi di laurea e contiamo soltanto la metà dei costi generali, che andrebbero ripartiti tra tutte le funzioni dell’Università. Per stare larghi con le stime, consideriamo anche metà degli stipendi, nonostante la legge Gelmini preveda che i docenti dedichino un quarto delle ore lavorative ad attività inerenti alla didattica e i ricercatori non abbiano obblighi didattici.
Risultato: uno studente iscritto all’università di Pisa costa in media all’Ateneo circa 2900 euro e ne paga 900 di tasse. Teniamolo a mente quando si dice che l’università costa troppo, soprattutto quando ci dicono che una tassazione di 2000 euro copre solo una piccola parte del costo dell’università. Questo è vero solamente se si vuol far ricadere sugli studenti non solo il costo del corso di studi, ma l’intero funzionamento del sistema universitario, inclusa la ricerca e le altre attività di servizio.
E i fuori corso? I costi direttamente attribuibili a studenti e corsi di laurea sono soltanto 150 euro a studente, tutti i costi diversi dal personale sono meno di 800 euro. Insomma, uno studente fuori corso che paga 2000 euro per fare un esame ogni tanto, con tutta probabilità rappresenta un guadagno netto per il sistema universitario italiano, almeno dal punto di vista strettamente finanziario.
Forse se pensassimo a risolvere i veri problemi del sistema formativo italiano anziché inventare costi inesistenti, di “sfigati” ce ne sarebbero molti meno.
http://ilcorsaro.info/saperi/228-il-costo-reale-degli-studenti-meno-di-2000-euro,-e-sui-fuori-corso-ci-si-guadagna.html



